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Problemi di percezione: bici elettrica o motorino?

15 luglio 2016 • Opinioni

La settimana scorsa vi abbiamo chiesto di aiutarci a trovare le cause del ritardo della diffusione delle bici elettriche in Italia. La discussione sulla nostra pagina Facebook è stata molto animata, con parecchie decine di interventi, che hanno offerto molti spunti interessanti. Partendo da questi interventi, integrati con altre nostre riflessioni, iniziamo oggi a pubblicare una serie di articoli per cercare di approfondire queste cause, e suggerire delle possibili soluzioni. Continuate come sempre a commentare questi articoli per dare ulteriori punti di vista alla discussione!

Uno dei problemi principali riguardo alle bici elettriche in Italia è secondo noi un problema di percezione. Le bici a pedalata assistita sono una categoria di prodotto ancora non ben compresa, e questo si traduce in due visioni opposte, entrambe a nostro parere fuorvianti.

1) “Tanto vale prendere un motorino vero”

bici elettrica

Per alcune persone un mezzo come questo non ha niente a che vedere con una bici… “tanto vale prendere un motorino”

Il primo campo è rappresentato da coloro che potremmo definire i “puristi” delle biciclette. Per loro, una bici elettrica non ha nulla a che fare con le biciclette; una bici elettrica è praticamente un motorino, e allora tanto vale acquistare proprio un ciclomotore. Si tratta di una posizione dettata dall’amore per la bici e per ciò che essa rappresenta, soprattutto dal punto di vista ecologico e sociale; una posizione quindi che qui su Bikeitalia comprendiamo benissimo. A nostro modesto avviso però, queste persone non hanno capito che una bici elettrica rimane fondamentalmente una bici, per modalità d’uso e sensazioni di guida.

In fondo stiamo parlando di mezzi che hanno un telaio da bici; componenti meccanici da bici; che vanno pedalati come una bici… semplicemente hanno in più un motore da 250W. È come avere delle gambe molto allenate che riescono a spingere i pedali con più forza.

Quello che vogliamo dire è che le bici elettriche non sono motorini riusciti male; sono biciclette con qualcosa in più, e mantengono tutte le caratteristiche delle biciclette, compresi i loro vantaggi: praticità, semplicità, libertà, sforzo fisico (di cui si può scegliere l’intensità), uso delle piste ciclabili, niente obblighi burocratici; a patto di fare attenzione nello smaltimento delle batterie esauste, mantegono pienamente anche il bassissimo impatto ambientale delle bici.

Quella piccola differenza (il motore) permette però a tantissime persone in più di usare la bici, o di continuare a usarla come nel caso dei ciclisti che raggiungono una certa età. Come sappiamo, più aumenta il numero dei ciclisti sulle strade più diminuiscono gli incidenti che li coinvolgono (concetto della “safety in numbers”): le bici elettriche sono alleate dei ciclisti “normali”, non nemiche. Gli appassionati di bici, quando si sentono chiedere consigli su che bici comprare da parte di qualche conoscente che non ha mai pedalato e che magari è un po’ sovrappeso, farebbero bene a non limitarsi all’opzione “bicicletta non elettrica”, che magari poi verrà abbandonata alla prima salita fatta sotto il sole (quante volte è successo? infinite…); una bici elettrica può essere anche un’ottima introduzione “soft” al mondo delle bici, che aiuta a fare un po’ di movimento, ad allenarsi, e magari – perché no – a passare a una bici tradizionale dopo qualche tempo.

Una bici elettrica è fondamentalmente una bici, non un motorino.

2) “250W sono troppo pochi”

L’altra obiezione diffusa è, paradossalmente, opposta. Mentre nel primo caso quei 250W di motore facevano una differenza enorme, e allora “tanto vale prendere un motorino vero”, per molte altre persone 250W non sono per niente sufficienti, e ci vorrebbero motori da 800, o anche 1000W.

Sinceramente, avendo provato decine di bici elettriche diverse da 250W, non abbiamo mai sentito la necessità di avere motori più potenti; a volte avremmo desiderato avere batterie con maggiore capacità; o motori con un valore più alto di coppia; o un limite di velocità un po’ più elevato dei 25 km/h; ma mai 750 Watt in più per arrivare a 1000W.

Un normale ciclista urbano riesce a pedalare a lungo a una potenza di 100, 130 Watt facendo una certa fatica; ecco che i 250W erogati dal motore (con potenze di picco anche più elevate) fanno una bella differenza, pur restando nell’ambito “bici”. Con un motore da 1000W, che senso ha continuare ad avere dei pedali, per offrire un contributo praticamente insignificante, al confronto con quello dato dal motore? In effetti la maggior parte delle bici elettriche da 1000 Watt di cui si trovano descrizioni su internet sono dotate di acceleratore e motori al mozzo che rendono non necessario (anche perché inutile) pedalare.

Se ci si trova nella situazione di dover sfruttare spesso un motore con una potenza maggiore, allora forse ciò di cui si ha bisogno non è una bici, ma un vero e proprio ciclomotore. C’è un motivo se i ciclomotori hanno componenti meccanici (telaio, forcella, copertoni, trasmissione…) più grandi, pesanti e resistenti di quelli montati sulle bici: devono resistere a sollecitazioni maggiori, provenienti dal motore ma anche dalle sconessioni dell’asfalto prese ad alta velocità.

Cosa succede a una normale bicicletta spinta a più di 70km/h da un motore da 1000W, se si prende una buca? Per sua fortuna l’autore di questo video non lo scopre, ma può essere un buono spunto di riflessione.

Il mercato offre un’ampia scelta di ciclomotori; tra l’altro, se si vuole restare nell’elettrico, ci sono ormai varie opzioni, che offrono anche alcune agevolazioni fiscali.

Ci permettiamo di suggerire, a chi pensa che 250W non siano sufficienti, di provare una bici elettrica con motore centrale di ultima generazione, come il Bosch Performance CX o gli ultimi Yamaha, che hanno un valore di coppia elevato; la differenza con altri motori da 250W di qualità minore è chiaramente percepibile.

Detto questo, non siamo contrari all’introduzione anche in Italia di una categoria intermedia fra “bici” (in cui ricadono anche le bici elettriche a pedalata assistita) e “ciclomotori”, rappresentata dalle cosiddette “speed-ebike” con motore da massimo 350W e velocità massima di 45 km/h. Avendone provate alcune (all’estero, dove sono legali), ne comprendiamo l’utilità, soprattutto per chi deve coprire parecchi chilometri ogni giorno; si tratta comunque di mezzi che restano ancora molto più vicini al concetto di “bici” che a quello di “ciclomotori”.

bici elettrica Stromer ST2

Una “speed-ebike” è sempre fondamentalmente una bici

Insomma, chi vuole una bici può comprare una bici (elettrica o meno); chi vuole una moto può comprare una moto (elettrica o meno); ma mettere motori da moto su una bici non ci sembra la soluzione ideale.


In conclusione

Queste due visioni (secondo noi) sbagliate delle bici elettriche contribuiscono, insieme ad altri fattori, a rallentare la diffusione delle bici elettriche in Italia. Con il tempo, man mano che sempre più persone proveranno una bici elettrica presa magari in prestito da qualche conoscente o noleggiata, crediamo che la natura di questi mezzi verrà compresa meglio, e verranno quindi visti per quello che sono (biciclette con qualcosa in più) e per quello che possono offrire (tutti i vantaggi delle biciclette, e qualcuno in più).

Nel frattempo si potrebbero migliorare alcuni aspetti legati alla comunicazione relativa alle bici elettriche, ma questo sarà il tema di un prossimo articolo. Continuate a commentare qui sotto o sulla nostra pagina Facebook per darci ulteriori spunti di discussione per i prossimi articoli di questa serie!

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il nostro manuale sulle bici elettriche (in formato cartaceo o ebook).

il nostro corso sulle bici elettriche

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