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Evoluzione di una bici elettrica pieghevole: test Wayel E-bit H

12 novembre 2015 • Ultime notizie

Introduzione

È sempre interessante vedere come un prodotto, in questo caso una bici elettrica pieghevole, si evolve nel tempo. La E-bit H è la terza versione della ebike pieghevole prodotta dalla bolognese Wayel, dopo la E-bit e la E-bit S. Con le varie versioni la bici si è modificata, mantenendo la sua anima di bici elettrica pieghevole essenziale e leggera. Questa recensione sarà un po’ diversa dalle altre, in quanto proporremo un confronto fra la versione originale e quella attuale, per capire la direzione in cui Wayel si è mossa per ottimizzare la bici. Per farlo ci sarà molto utile l’approfondito test della E-bit originale fatto da Pixbuster sul forum jobike.it qualche anno fa.

Ecco una foto della E-bit H, la nuova versione:

bici elettrica pieghevole Wayel E-bit HQui invece la E-bit originale, di qualche anno fa.

bici elettrica Wayel

Si ringraziano Pixbuster e jobike.it per la foto

A prima vista poco è cambiato, ma in realtà una serie di piccole modifiche hanno migliorato molto la bici, a nostro avviso. Precisiamo comunque che la E-bit S, da 16″, è ancora disponibile per l’acquisto.

Cosa è cambiato: evoluzione di una bici elettrica

copertone ebike

nuovi copertoni, più larghi

Sono tre gli aspetti più importanti su cui Wayel ha lavorato, con una conseguenza (il punto 4):

1) Maggiore comfort di guida

  • Rispetto alla E-bit originale, sulla nuova E-bit H sono montate ruote da 18″ (non più da 16″). L’aumento del diametro della ruota rende più agevole il passaggio su buche, asfalto sconnesso o semplici sterrati.
  • È cambiata anche la larghezza dei copertoni: la E-bit originale aveva copertoni da 1,5 pollici di larghezza, la E-bit H è passata a 2,10. Un copertone più largo aiuta ad assorbire le asperità stradali, anche in mancanza di ammortizzatori
  • La nuova E-bit H inoltre ha il canotto sella ammortizzato, anche questa una piccola concessione al comfort di guida.

canotto sella

nuovo canotto sella ammortizzato

Con queste modifiche, la bici risulta sicuramente più comoda da guidare sull’asfalto troppo spesso dissestato delle nostre città.

2) Maggiore autonomia

La E-bit originale testata da Pixbuster aveva una batteria da soli 151 Wh (25,2 V x 6Ah). La batteria montata sulla E-bit H che abbiamo testato noi ha invece una capacità di 374 Wh (36V x 10,4 Ah).

batteria ebike

La nuova batteria, posizionata sopra alla centralina

Il peso è maggiore (2,2kg contro 1,9kg della batteria della E-bit). L’autonomia però aumenta notevolmente: Pixbuster era riuscito a compiere 23 km con il livello massimo su un percorso pianeggiante e regolare. Noi siamo arrivati a fare 40km (sempre con il livello massimo), su un percorso però più difficile, nel caos di Roma, fra continue (brevi) salite e molte fermate e ripartenze causate dal traffico.

3) Maggiore pedalabilità

Questo forse era il difetto principale della E-bit originale: la mancanza di un cambio. Era presente solo un rapporto, molto agile, che rendeva però praticamente impossibile contribuire effettivamente alla marcia della bici sopra i 16 km/h (oltre questa velocità bisognava tenere una cadenza di pedalata troppo elevata): si era in pratica limitati alla “pedalata simbolica”. Nella E-bit H invece Wayel ha scelto di montare un cambio al mozzo Shimano Nexus a 3 velocità. Il rapporto più lungo ha uno sviluppo metrico di 590cm: a 75 pedalate al minuto si arriva a 26,5 km/h, ed è quindi possibile contribuire effettivamente alla pedalata.

dettaglio del cambio Shimano Nexus 3

dettaglio del cambio Shimano Nexus 3

4) Maggiore peso

Ogni bici è il risultato di un equlibrio (o un compromesso) fra diversi fattori. I cambiamenti appena descritti hanno avuto come inevitabile conseguenza quella di aumentare il peso della E-bit H, che ferma la lancetta a 17,6kg contro i 14,8 della E-bit originale. 17,6 kg sono comunque un ottimo valore: si tratta della bici elettrica pieghevole più leggera fra quelle da noi testate, con l’eccezione delle “mini bici” Flebi Evo e Nanoo EFB; solo la Monty EF39, fra le pieghevoli di taglia normale, si avvicinava a questo peso. Aggiungiamo inoltre che il peso è ben equilibrato fra anteriore e posteriore, cosa molto importante quando si solleva la bici per superare ad esempio degli scalini.

Wayel E-bit H

Continuiamo ora la recensione secondo il nostro schema abituale, parlando delle sensazioni di guida e infine presentando in dettaglio i componenti elettrici della bici.

La prova su strada

dettaglio manubrio biciSu questa bici elettrica pieghevole è possibile regolare non solo l’altezza della sella, ma anche quella del manubrio, in modo da trovare la posizione più comoda.

Questa bici è dotata di un sensore di rotazione dei pedali, per cui in fase di partenza il motore si attiva dopo circa mezzo giro di pedale, un valore nella media. Con un motore anteriore e una ruota di diametro ridotto rispetto al normale, il rischio è che il motore sia troppo brusco in partenza e la ruota slitti, come succedeva ad esempio nella Flebi EVO. Su questa E-bit H però l’erogazione di potenza da parte del motore è regolata anche in base alla cadenza di pedalata: in partenza quindi, quando si ha una cadenza di pedalata molto bassa, il motore spinge in maniera più progressiva, e gli slittamenti della ruota anteriore sono ridotti al minimo, così come la tendenza al sovrasterzo nelle curve lente. Si ha qualche fastidio di questo genere solo su fondo sterrato, ma niente di grave.

Portando la cadenza di pedalata a valori normali il motore eroga tutta la sua potenza (relativamente a ciascuno dei tre livelli di assistenza). In pianura, con una pedalata rapida (per non far intervenire la riduzione di potenza a basse cadenze di pedalata) ma leggera, la velocità con i tre livelli di assistenza è di rispettivamente circa 16-17, 20-21 e 24 km/h. La presenza del cambio al mozzo rende possibile – se si vuole – spingere effettivamente sui pedali per fare un leggero sforzo fisico e aumentare la velocità della bici anche di diversi km/h facendo naturalmente uno sforzo via via crescente. Con il primo e il secondo livello di assistenza si può usare la seconda marcia; con il terzo livello è necessario passare alla terza marcia. Il motore produce solo un leggero fruscio, anche quando è sotto sforzo.

bici al tramontoIn salita la bici si arrampica decisamente bene, anche su pendenze elevate. Con un ciclista dal peso di 72 kg, si riescono a superare pendenze fino al 4% circa mantenendo una buona velocità e senza fare alcuno sforzo. Naturalmente, con pendenze più elevate la velocità cala. Volendo, si può continuare ad affidarsi al solo motore (con la pedalata simbolica) anche fino al 10% circa, ma naturalmente è consigliabile aiutare il motore contribuendo alla pedalata, per non far scendere troppo la velocità e quindi non far lavorare in maniera inefficiente il motore. Grazie allo sviluppo metrico molto ristretto della prima marcia, è possibile fare questo anche su salite molto ripide. Siamo riusciti persino a partire da una ripida rampa di un garage, sfruttando il pulsante del soft-start (si tira il freno e si tiene premuto il pulsante soft-start; dopo circa un secondo, si rilascia il freno e la bici parte, anche a pedali fermi, permettendo di iniziare facilmente a pedalare).

logo WayelIn generale la bici risulta agile e reattiva, permettendo di destreggiarsi bene nel traffico; ai meno esperti può forse dare una sensazione di instabilità, almeno per le prime pedalate; molto dipende anche dal manubrio largo solo 51cm, che aiuta a limitare il peso e l’ingombro ma può richiedere una fase di adattamento. Il telaio a scavalco relativamente basso (è necessario comunque sollevare un po’ la gamba) permette di scendere velocemente dalla bici, cosa sempre molto utile in città dove gli ostacoli da giungla urbana come scalini o barriere sono frequenti. La frenata in situazioni normali è buona, anche se in frenate molto brusche d’emergenza c’è una leggera tendenza al sollevamento della ruota posteriore. La scorrevolezza a motore spento non è fra le migliori, ma data l’ampia autonomia della batteria questo non costituisce un problema. Su asfalto un po’ sconnesso o semplici sterrati la bici si comporta bene e non fa soffrire troppo il ciclista; naturalmente ci si trova molto più a proprio agio su asfalto liscio.


La scelta della trasmissione basata su cinghia e semplice cambio al mozzo ci è piaciuta molto. La cinghia rimane sempre pulita, e quindi non si corre il rischio di sporcarsi quando si ripiega la bici. Questa cinghia non ha il taglio longitudinale centrale presente ad esempio su alcune cinghie top di gamma Carbon Drive, ma nel corso del test non si è comunque mai sfilata né ha dato alcun problema. La cinghia infine non richiede una particolare manutenzione. Il semplice comando del cambio al manubrio permette di regolare velocemente la marcia, cosa possibile anche a bici ferma (utile nel caso in cui ci siamo dimenticati di scalare marcia fermandoci a un semaforo).

trasmissione a cinghia

Piegare e riaprire la bici sono operazioni che necessitano di circa 30 secondi, una volta presa la mano. Abbiamo già accennato al fatto che grazie alla trasmissione a cinghia non si corre il rischio di sporcarsi. Da piegata la bici misura 86 x 41 x 67 centimetri, misure che le permettono di entrare senza problemi su mezzi pubblici o nel bagagliaio di un’automobile.

bici elettrica ripiegata

I componenti elettrici

La bici è dotata di un classico motore brushless sensored da 250W, montato sul mozzo anteriore. Il cavo che va al motore è dotato di sgancio rapido, utile nel caso si debba smontare la ruota ad esempio per cambiare la camera d’aria.

dettaglio motore bici elettrica

dettaglio pulsantiera ebikeSul manubrio è presente un classico cruscotto con indicatore di carica della batteria, un pulsante per selezionare il livello di assistenza (sui tre disponibili), e un pulsante per il soft-start (modalità con la quale il motore eroga una bassa potenza anche a pedali fermi, utile per spingere la bici su per una rampa, o per agevolare le ripartenze). I LED sono abbastanza ben visibili anche in pieno sole. I pulsanti invece sono poco rilevati e perciò un po’ difficili da premere senza guardarli (ma in realtà crediamo che una bici come questa verrà usata al 99% del tempo con il livello di assistenza massimo, e non sarà necessario premere il pulsante durante la marcia).

La batteria come detto è una Li-Ion da 36V e 10,4Ah, per un totale di 374Wh, un valore nella media per una bici elettrica, e che permette una autonomia di tutto rispetto in città (come già accennato, siamo riusciti a percorrere circa 40km fra le strade di Roma, con continui saliscendi e soste al semaforo; su un percorso più regolare e pianeggiante l’autonomia potrà essere ancora maggiore). Le celle Samsung dovrebbero garantire una lunga durata nel tempo. Purtroppo l’attacco batteria ci è sembrato molto duro e scomodo, con la batteria che scorreva con molta difficoltà all’interno del suo alloggiamento per andare a connettersi alla centralina. Inoltre il posizionamento può andare a dare fastidio nell’installazione di un portapacchi posteriore. La batteria è dotata di una specie di maniglia che la rende comoda da trasportare.

Il motore si attiva grazie a un sensore di rotazione dei pedali, che ruota solidalmente alle pedivelle: al passaggio del terzo magnete sopra il sensore (circa mezzo giro di pedale) il motore si attiva. Come detto, la centralina regola l’erogazione di potenza da parte del motore anche in base alla cadenza di pedalata, aiutando a realizzare un’accelerazione più progressiva. Per far comprendere meglio questo funzionamento abbiamo realizzato questo video: notate come al variare della cadenza di pedalata varia anche il suono del motore, segno della maggiore o minore potenza erogata.

Le leve freno sono dotate di sensore in modo da disattivare immediatamente il motore quando si frena.

Il cablaggio è a vista, ma con il telaio scuro non si nota molto; è ben curato e non dà fastidio nelle operazioni di apertura e chiusura della bici. Tutti i cavi sono dotati di connettori rapidi.

Conclusione

bici elettrica pieghevoleQuesta Wayel E-bit H è una bici elettrica pieghevole leggera e pratica da usare. La trasmissione a cinghia e il cambio al mozzo sono un importante punto positivo per una pieghevole. La bici può risultare molto utile a chi ha esigenze di intermobilità all’interno di un contesto urbano, sfruttando i sistemi bici + mezzi pubblici o bici + auto, rendendo possibile anche portarla in casa o in ufficio per scongiurare il rischio di furti. La maggiore leggerezza rispetto alla media delle bici elettriche pieghevoli la rende apprezzabile anche da un pubblico femminile. Le ottime performance in salita la rendono adatta anche a chi si trova ad affrontare dei tratti con pendenze elevate.

La bici è disponibile al pubblico nella versione da noi testata al prezzo di 1539€.

Ci piace

-la leggerezza
-la buona autonomia
-la trasmissione con cinghia + cambio al mozzo
-la performance in salita

Non ci piace

-l’attacco batteria poco scorrevole

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