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Andare in bici elettrica non vuol dire “barare”

15 Gennaio 2016 • Ultime notizie

Le bici elettriche dividono. C’è chi ne è entusiasta, riconoscendo che possono contribuire a mettere molte più persone in sella, e chi le vede molto negativamente. Fra le critiche mosse a chi usa la bici elettrica ce n’è una, abbastanza diffusa, secondo la quale gli elettrociclisti “barano”, tradendo la vocazione vera della bici, fondata su un’etica del sacrificio.

mountain bike elettrica bosch

Volendo, in bici elettrica si può fare molta fatica (foto Bosch)

Sinceramente non si capisce bene perché la bici debba voler dire per forza fatica. Inoltre, la questione del barare può avere più senso in un ambito sportivo: se si vede la bici come un mezzo di trasporto da usare quotidianamente, allora veramente non si capisce cosa possa voler dire barare in questo contesto. Insistere su una certa concezione quasi sacra della fatica nell’uso della bici è sbagliato soprattutto perché distoglie molte persone dal provare ad andare in bici al lavoro o a fare la spesa: potrebbero scoprire che in fondo, magari dopo un breve periodo di adattamento, non si fa poi così tanta fatica.


Ma c’è di più: chi ha detto che andando in bici elettrica si fa meno fatica? Siamo sicuri che sia vero? Al riguardo il sito americano electricbikereport.com ha pubblicato alcuni grafici interessanti che riportiamo qui di seguito.

L’articolo riporta l’esperienza di Adam Alter, un giovane pendolare nella zona di Austin, Texas. Adam lavora per un’azienda che si occupa di monitorare la performance fisica degli atleti, ed è perciò un esperto nell’usare le strumentazioni necessarie a controllare velocità, battito cardiaco, watt espressi dal ciclista e altro ancora. Adam è anche un appassionato ciclista, e usa vari tipi di bici per coprire le 40 miglia (circa 64 km) lungo le quali pedala ogni giorno per andare e tornare dal lavoro (20 miglia solo andata).

Negli scorsi mesi, Adam ha monitorato i dati relativi allo sforzo fisico compiuto nel corso dei suoi viaggi casa-lavoro con le sue varie bici, due elettriche e due non elettriche. La cosa interessante è che lo sforzo è stato praticamente lo stesso. Nei grafici che riportiamo le colonne in blu sono relative alle bici “normali”, quelle in arancione alle bici elettriche. La prima coppia di colonne mostra il battito cardiaco medio nel corso degli spostamenti casa-lavoro: sono 144 BPM in entrambi i casi. Anche il battito cardiaco massimo è uguale: 179 BPM. Ciò che cambia è la potenza media, pari a 159 W nel caso delle bici normali, e 180 W nel caso delle bici elettriche: questo si spiega con il fatto che lo sforzo in bici elettrica dura meno perché si va più veloce, e quindi è possibile spingere di più sui pedali (attenzione, la terza coppia di colonne non è in scala, e la differenza è molto minore di ciò che sembra). Insomma, andando in bici elettrica non si fa meno fatica, anzi.

grafico sforzo bici elettrica

da electricbikereport.com

Interessante anche questo secondo grafico. Come potete vedere, la velocità media in bici non-elettrica è stata di 15,2 miglia orarie, valore salito a ben 21,8 in bici elettrica; di conseguenza, il tempo necessario allo spostamento casa lavoro è calato molto: da 14,7 a 10,5 ore a settimana. È questa la chiave del successo delle bici elettriche: una maggiore velocità media permette tempi di percorrenza minori a parità di fatica.

grafico velocità bici elettrica

da electricbikereport.com

È importante notare che entrambe le bici elettriche usate da Adam sono dotate di sensori di sforzo (una Focus Impulse e una Stromer ST2). Questo fa sì che il ciclista possa regolare con grande precisione il rapporto fra “quanto ci mette” lui di fatica, e quanto invece si affida al motore. È possibile farlo anche con una ebike dotata di un più semplice sensore di rotazione dei pedali, ma con minore precisione.

Naturalmente l’esperimento fatto da Adam non vale come prova scientifica, che richiederebbe condizioni di laboratorio. Tuttavia è un buono spunto per la riflessione. Le bici elettriche, soprattutto quelle dotate di sensore di sforzo, sono probabilmente l’unico mezzo attualmente disponibile nel quale si realizza una vera e propria sinergia fra muscoli umani e motore elettrico. Il punto è che chi pedala in bici elettrica può scegliere con grande libertà con quanta intensità farlo, se sforzarsi di più o affidarsi in maggiore misura al motore. Durante alcune giornate, quando Adam si sentiva stanco, poteva decidere di aumentare il livello di assistenza e tornare a casa con la stessa velocità, facendo meno fatica.

In conclusione quindi chi va in bici elettrica non necessariamente fa meno fatica di chi pedala su una bici normale. È possibile selezionare un livello di assistenza basso e fare uno sforzo pari o superiore al normale; è anche possibile selezionare un livello di assistenza alto e fare uno sforzo molto basso (pagando però in termini di autonomia). Per questo quando vedete sfrecciarvi a fianco una bici elettrica, non è detto che chi è in sella non stia facendo fatica tanto quanto vuoi.

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