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Virtue Pedalist, triciclo elettrico per la città

8 Maggio 2015 • Bici elettriche estreme

triciclo elettrico Virtue Pedalist

La promozione della “mobilità dolce” può passare attraverso vari strumenti. Le bici (elettriche e no) sono il tipo di mezzo che ci piace di più, ma esistono anche altre possibilità. Un ibrido fra una bici e un’automobile – anche se molto più orientato verso la prima soluzione che verso la seconda – è il veicolo che abbiamo scovato in rete e che vogliamo presentarvi oggi. Si chiama Virtue Pedalist, ed è in pratica un triciclo elettrico racchiuso in una scocca protettiva.

Questo triciclo elettrico mantiene gran parte dei vantaggi di una bici elettrica. Innanzitutto ha dimensioni molto simili a quelle di una bici, rendendolo quindi agile nel traffico e facile da parcheggiare. Inoltre, essendo un mezzo a pedali (con in più l’aiuto del motore elettrico) rimane a emissioni zero, non inquinando né dal punto di vista atmosferico né da quello acustico. I costi di esercizio sono pari a quelli di una bici elettrica, e cioè bassissimi: basta infatti ricaricare le batterie (pochi centesimi ogni volta) ed effettuare una semplice manutenzione regolare del mezzo. Anche dal punto di vista legale, il mezzo è classificato come una bici (negli Stati Uniti, dove le leggi sono meno stringenti che da noi; per essere classificato come bici anche in Europa sarebbero necessarie alcune modifiche), e non si pagano quindi i vari costi burocratici associati al possesso di un’automobile.

retro


Allo stesso tempo, il triciclo elettrico Virtue Pedalist mutua alcune caratteristiche tipiche delle automobili, a partire dal design indubbiamente attraente, che ricorda più quello di certe automobili elettriche  (come la Renault Twizy) che quello di una bici. Il sistema di illuminazione (fari anteriori, faro posteriore con luce di stop, indicatori di direzione) è tipico di un’auto. La scocca protettiva poi ripara da pioggia, vento e sole, facilitandone l’uso anche in caso di avverse condizioni atmosferiche. All’interno c’è spazio sufficiente per un secondo adulto (posteriormente) e per un bambino piccolo (su un eventuale seggiolino anteriore, in uno spazio che può ospitare anche del bagaglio); certo, nel caso di trasporto di una seconda persona sarà necessario pedalare vigorosamente per aiutare il motore, soprattutto in salita (e soprattutto con una eventuale versione “europea” con motore da 250W).

passeggero

Dal punto di vista strettamente tecnologico, questo Virtue Pedalist non è in fondo una grande innovazione: si è preso un triciclo elettrico e lo si è raccolto all’interno di una scocca protettiva. Tra l’altro esistono già aziende che forniscono pannelli in plastica trasparente usati per ricoprire bici e ciclista in caso di pioggia. Il Virtue Pedalist è una soluzione migliore da questo punto di vista in quanto progettato fin dall’inizio per questo tipo di uso; anche la resa estetica è molto migliore.

interno

Abbiamo però al riguardo alcune perplessità, sia dal punto di vista tecnico che concettuale. La prima è la performance in curva; questo triciclo elettrico non sembra avere un sistema di sospensioni simile a quello usato ad esempio dal Piaggio MP3, e quindi in curva non si potrà “piegare”; è vero che è lo stesso problema che hanno gli altri tricicli a pedali, ma quelli sono mezzi concettualmente pensati per andare piano (perché usati da persone anziane o perché, nel caso dei tricicli cargo, usati con grandi carichi), mentre la destinazione d’uso di questo mezzo potrebbe portare a spingere di più. La seconda perplessità riguarda la posizione di guida: da ciò che si intravede nel video, non sembra una posizione molto efficiente per pedalare, mentre invece poter spingere bene sui pedali potrebbe rivelarsi fondamentale in salita, soprattutto con passeggero, e soprattutto – lo ripetiamo – in una eventuale versione “europea” con motore da 250W.

Infine, l’ultimo dubbio è di natura più concettuale: a meno che non si viva in un posto dove piove un giorno sì e uno no, perché bisognerebbe usare questo mezzo invece di una normale bici? Detto questo, se – per qualsiasi motivo – mezzi di questo genere dovessero risultare di maggiore appeal a chi usa un’automobile, facilitando l’abbandono dell’auto, allora ben vengano. Purtroppo, non sembra essere questo il caso, visto che la campagna Kickstarter con la quale Virtue sta cercando di promuovere il mezzo non sta andando bene, avendo raccolto solo 13mila dollari sui 100mila previsti, quando mancano 13 giorni alla fine del periodo di raccolta fondi.

Cosa ne pensate? Mezzi come questo possono essere utili alla causa della mobilità dolce, o è meglio concentrarsi sulla promozione delle bici “vere”?

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