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Test bici elettrica Bad Bike EVO 2016

20 luglio 2016 • Recensioni bici elettriche

La bici elettrica che abbiamo testato nelle ultime settimane è un nuovo modello proposto dalla casa partenopea Bad Bike, la EVO. Si tratta di una classica bici elettrica a pedalata assistita con motore al mozzo posteriore, con alcune caratteristiche interessanti tipiche delle Bad Bike.

bici elettrica Bad Bike EVO

Tutte le immagini sono ingrandibili cliccando

Introduzione

logo Bad BikeVisitando il Cosmo Bike Show di Verona (la più grande fiera sulle bici in Italia) a settembre 2015, avevamo notato vari trend nel settore delle bici elettriche. Uno di questi era il generale aumento della qualità media delle bici proposte in fiera dai vari produttori. Questa Bad Bike EVO ci conferma questo trend. Pur trattandosi sempre di una classica bici elettrica, ci sono alcuni accorgimenti che fanno notare l’evoluzione di questi mezzi negli anni. In particolare, abbiamo notato il motore Bafang di nuova generazione, più silenzioso di quelli vecchi anche quando sotto stress; e la migliore integrazione della batteria nel telaio, anche ad esempio rispetto al modello Arrow della stessa Bad Bike che avevamo testato nel 2014.

Per il resto questa Bad Bike EVO si inserisce nella tradizione Bad Bike, nel senso che si tratta di un modello con componenti di buona qualità, votati alla comodità e alla robustezza (anche un po’ a scapito del peso complessivo della bici), ad un prezzo onesto. Ma andiamo a conoscerla meglio.

bici elettrica Bad Bike

Componenti elettrici

Il motore è un Bafang da 250W e 36V, montato al mozzo posteriore.

motore ebike

La batteria è integrata nel tubo obliquo del telaio, posizione che equilibra il peso del motore al posteriore; ha una capacità di 360Wh (36V * 10Ah). Si rimuove facilmente grazie a un sistema a chiave, e si ricarica in circa 5 ore; è dotata di una presa USB utile a ricaricare gadget elettronici (anche se la presa è in una posizione un po’ scomoda, vicina al tubo verticale del telaio).

dettaglio batteria

dettaglio batteria bici elettrica Bad Bike

Il connettore per la ricarica, e la presa USB

Per attivare il motore, è necessario naturalmente pedalare (secondo i termini di legge); ecco quindi che si trova un sensore di pedalata all’altezza del movimento centrale (cioè fra i pedali). Un disco dotato di magneti ruota insieme ai pedali, e al passaggio del terzo magnete (dopo circa mezzo giro di pedale) il motore si attiva.

Questa bici non ha un vero e proprio display, ma solo una pulsantiera con alcuni led che danno informazioni sullo stato di carica della batteria e sul livello di assistenza selezionato.

pulsantiera bici elettrica

In generale i cavi sono ben ordinati e raccolti in guaine; entrano presto all’interno del telaio dove risultano ben protetti e nascosti alla vista.

dettaglio cavi

I cavi passano all’interno del telaio, protetti

La bici è anche dotata di due faretti che si accendono direttamente dalla pulsantiera.


Per altre informazioni sul funzionamento all’atto pratico dei componenti elettrici della bici si veda la sezione “la prova su strada” più sotto.

I componenti meccanici

bici elettrica Bad Bike

Il telaio in alluminio è abbinato a dei componenti meccanici di buona qualità.

I copertoni (26″ x 2,3″) sono della Kenda, antiforatura, con delle scanalature abbastanza profonde.

dettaglio copertoni bici

Le ruote sono dotate di parafango, sia all’anteriore (nelle foto non c’è in quanto abbiamo scelto di non montarlo durante il test) che al posteriore.

La ruota anteriore è dotata di uno sgancio rapido, e di una forcella ammortizzata Omega RST da 100mm di escursione, con regolazione del precarico.

forcella bici

I freni a disco sono ad azionamento meccanico; sono dei Tektro Novela, con rotori da 160mm.

freno a disco anteriore

Interessante la manopola sinistra (sempre Tektro) che integra un campanello, aiutando a risparmiare spazio sul manubrio.

manopola sinistra

quella piccola leva fra il manubrio e la leva del freno aziona il campanello

Come sempre sulle bici Bad Bike, la trasmissione è dotata di una corona da 52 denti; in questo modo quindi è possibile contribuire effettivamente alla spinta data dal motore, anche al massimo della velocità assistita (quindi intorno ai 25 km/h).

dettaglio trasmissione bici

Per bilanciare una corona così grande, il pacco pignoni è uno Shimano Megarange, con pignoni che vanno da 14 a 34 denti. Il deragliatore è un Tourney TX.

dettaglio pacco pignoni bici

Prova su strada

Come abbiamo scritto più volte, le bici elettriche si dividono in due grandi gruppi: quelle con sensore di sforzo (che “capisce” con quanta intensità si sta pedalando) e quelle con un più semplice sensore di rotazione dei pedali (sistema noto anche come PAS), in grado solo di stabilire se i pedali stanno girando o no. Non c’è un sistema migliore dell’altro, si tratta di una scelta che però determina grandi differenze all’atto pratico (per approfondimenti cliccare qui).

bici elettrica Bad Bike

Questa Bad Bike EVO ha il secondo tipo di sensore. Una volta compreso che i pedali stanno girando (dopo circa mezzo giro di pedali), la centralina fa azionare il motore, che eroga una certa potenza in base al livello di assistenza selezionato. Poiché il primo mezzo giro di pedali è interamente a carico del ciclista, è consigliabile usare una marcia molto leggera, per facilitare la partenza. Quando il motore si aziona, ci mette alcuni secondi (circa 5) ad arrivare alla massima potenza erogabile: si tratta quindi di un’accelerazione molto dolce, che evita quegli scatti improvvisi che si sentono a volte su alcune bici elettriche simili; tuttavia forse si è ricaduti nell’eccesso opposto, e alcuni potrebbero preferire una via di mezzo, con il motore settato in maniera leggermente più aggressiva.

normative bici elettricaSe si frena, il motore viene immediatamente disattivato, una caratteristica volta a garantire la sicurezza; quando si riprende a pedalare dopo aver frenato, la procedura di erogazione graduale della potenza da parte del motore riparte daccapo, cosa un po’ noiosa nei casi in cui si dà solo un veloce colpo ai freni per poi ripartire subito, come può accadere in città.

La centralina è molto reattiva riguardo all’interruzione della pedalata, e disattiva molto velocemente il motore non appena si smette di pedalare; anche questa è un’impostazione che offre sicurezza e naturalezza, al contrario di altre bici in cui il motore continua a spingere per un secondo quando si smette di pedalare. Se si riprende a pedalare dopo pochissimo tempo (meno di un secondo), il motore riprende immediatamente a erogare la massima potenza; altrimenti – se si aspetta più tempo – ovviamente riparte daccapo l’erogazione graduale della potenza.

Il motore risulta sempre silenzioso, anche in fase di accelerazione o in salita. La spinta del motore non varia a seconda della cadenza di pedalata, ed è quindi possibile la cosiddetta “pedalata simbolica” (far girare i pedali a vuoto affidandosi interamente al motore); come dicevamo più sopra, data la presenza della corona a 52 denti, è sempre possibile al contrario, se si vuole, contribuire effettivamente alla spinta del motore, anche a velocità elevate. Insomma, c’è la massima flessibilità, per quanto possibile con una bici con sensore di rotazione dei pedali.

dettaglio motore posterioreIn fase di partenza, se non si vuole faticare per il primo mezzo giro di pedale (quando normalmente il motore è spento), si può sfruttare il pulsante “soft-start”: in pratica tenendolo premuto da fermi il motore si attiva e fa partire la bici; a quel punto pedalare è molto più agevole.

Per quanto riguarda l’autonomia, essa naturalmente dipende da tantissimi fattori, primi fra tutti il livello di assistenza scelto, il peso del ciclista, le salite affrontate, e con quanta intensità si sceglie di pedalare. Pedalando per Roma, fra continue soste e ripartenze e con le molte salitelle che caratterizzano la città, abbiamo potuto superare i 40 km di autonomia; su un percorso più regolare e meno stressante per la batteria si potrà aumentare la percorrenza anche di una quindicina di chilometri.

Più in generale, la bici risulta ben scorrevole e comoda anche su asfalto sconnesso, grazie soprattutto ai copertoni di dimensioni generose e alla forcella ammortizzata; anche tratti su sterrato semplice non sono per niente un problema.

Conclusione

Questa bici elettrica Bad Bike EVO è un buon mezzo per girare in città con asfalto sconnesso, grazie ai copertoni larghi e antiforatura, e alla sospensione anteriore; non è certamente una mountain bike, ma tratti su sterrato semplice non sono un problema. Portapacchi, parafanghi e sospensione anteriore la rendono comoda per un uso urbano, comodità che si paga un po’ in termini di peso, che comunque è ben equilibrato e non eccessivo (23 kg, nella media per una bici elettrica con queste caratteristiche).

bici elettrica Bad Bike

A questo punto la “formula” scelta da Bad Bike per le proprie bici è chiara: motore posteriore, sensore di rotazione dei pedali, copertoni dalle dimensioni generose per aumentare il comfort di guida… Dato che si tratta di mezzi sempre di buona qualità, sarebbe interessante ora veder variare un po’ questa formula: a quando una Bad Bike con motore centrale?

Questa bici elettrica Bad Bike EVO è in vendita a un prezzo di listino di 1310€ + IVA (quindi poco meno di 1600€)

Ci piace:

-la qualità dei componenti in generale
-il posizionamento della batteria che equilibra il peso e migliora l’estetica

Non ci piace:

-l’impostazione di fabbrica della centralina su una accelerazione un po’ troppo lenta
-la mancanza di un display con informazioni ad esempio sulla velocità istantanea

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il nostro manuale sulle bici elettriche (in formato cartaceo o ebook).

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